their notes

 

 

 

(…)Giovani donne attendono nel silenzio della loro interiorità l’accadere di un qualcosa che deve avvenire tra le righe del divenire, tra le pieghe e tra le sfumature dei colori del mondo fenomenico.

Le loro pose apparentemente svogliate lasciano trasparire una sorta di scarto semantico, tradiscono, oltre l’ espressione neutra del loro volto, la pesantezza del pensiero che incessantemente vortica nelle loro menti incapaci di fermarlo.

Ad Anna Gritti interessa indagare, o forse solo cogliere senza dare giudizi, il senso di stasi e la riflessione che ne deriva quando l’individuo si ritaglia uno spazio introspettivo e sprofonda in se stesso, come in un divano metafisico, assumendo pose inconsapevoli e nella più completa assenza di attività muscolare che non sia quella del pensiero.

(…)Le espressioni neutre vogliono testimoniare che non sempre tutto quello che gira nella testa corrisponde a quello che c’è sul viso; l’espressione è vista come un limite e quindi viene negato l’apporto fisionomico ereditato dalla tradizione ritrattistica così che il volto e la sua mimica non suggeriscano in alcun modo quello che accade nell’interiorità mnemonica.

Le figure femminili, domestiche e ieratiche, fissano il guardare dello spettatore, lo indagano, lo osservano, proprio come Gritti osserva incuriosita le persone sole sedute ai tavolini dei Caffè, sedute sui sedili di un tram o del Metrò, sedute o sdraiate negli spazi intimi delle proprie case.

Queste donne guardano ciò che si muove al di là dello spazio che le contiene, come da una finestra di un’altra dimensione, quasi alla maniera di ancelle che vivono in un olimpo superiore in cui impera la cosciente scelta dell’inattività, e guardano immobili oltre lo spazio pittorico lasciando che siano solo gli spettatori a muoversi e ad agire.

(…)Anna riproduce nelle tele le sue personalità secondarie, riproduce il suo “doppio”, mette a disposizione per lo sguardo degli “altri” l’essenza del suo nome disposto sulla superficie dello specchio per ritrovare ancora se stessa anche rileggendosi al contrario con gli occhi di qualcun altro a cui ha donato parte della sua interiorità.

 

Mauro Zanchi, 2001

 

 

 

(…)Di fronte a sfondi di diverso genere, ambientazioni realistiche e quotidiane, si stagliano volti e corpi di donne con abiti colorati e nettamente delineati: loro caratteristica comune è l’immobilità, la neutralità delle espressioni e l’assenza di qualsiasi intenzionale gesto comunicativo.

Tale cifra stilistica è ricercata dall’artista per parlare innanzitutto della capacità di comunicazione che i corpi possiedono, anche in maniera involontaria, e del loro possedere un silenzio e un’immobilità eloquenti.

Questo parlare attraverso le singole e irriducibili caratteristiche fisiche dei corpi, attraverso il “tono” dello sguardo, attraverso il modo che il corpo ha di porsi rispetto all’ambiente circostante, rende inoltre chiaramente percepibile quella complessità tipicamente umana, capace di creare inedite combinazioni mentali e fisiche che sfociano nella definizione di un’identità personale.

dotata di visibilità, sia in realtà la colonna portante di ogni singola esistenza.

Le giovani donne, con gli occhi apparentemente fissi su un punto lontano ma in realtà concentrati su di sé,rappresentano così delle parentesi e delle sospensioni dalla frenesia quotidiana che vanno a favore del fragile spazio dell’intimità e della riflessione interiore, lo stesso spazio dal quale l’arte stessa scaturisce.

 

Lara Piffari, 2008

 

 

 

(…)Quotidianità, esperienze, ricordi, immagini, interagiscono all’interno del mondo emotivo di Anna Gritti e prende corpo una pittura attraverso cui l’artista regala rielaborati frammenti di vissuto con una scrittura stilistica tutta sua: sono infatti lacerti di un racconto inesausto che una fervida immaginazione filtra e restituisce in una forma e in una cromia mai scontatamente naturalistiche. La cura nel dettaglio, le frequenti inserzioni di ritagli astratti trovano collocazione dentro audaci tagli compositivi.

 

Giovanna Arancio,2010

 

 

 

(…)In alcune opere (Donna con bambino, Notturno, il Frigor) l’artista utilizza tagli e fasci di luce di influenza caravaggesca. Non si tratta però di luce dello Spirito e della Grazia di origini divine; trattasi più prosaicamente di luci artificiali, provenienti da elettrodomestici o da schermi: dagli oggetti che ci accompagnano durante la quotidianità. In effetti sia il computer che il frigorifero sono per noi “contenitori di tesori” (alimenti, amici, affetti...); la luce che ne esce sembra aumentare l'importanza dei contenuti. Rende manifesta l'aura del desiderio che li avvolge, illumina le possibilità che ci offrono.

Sembra che la Gritti arrivi a recuperare iconografie tradizionali, come risposta ad una lunga ricerca di purezza e di semplicità.

Nei lavori di Anna Gritti, le donne appaiono padrone della situazione, a loro agio nel proprio corpo e nell'ambiente a loro congeniale e noto. Ciò comunica un senso di grande tranquillità ed armonia. Le opere di Anna sono caratterizzate da un'eleganza che trae origine da composizioni semplici e “consapevoli”, arricchite da piccole e preziose decorazioni dal gusto esotico.

Forse queste opere, apparentemente delicate, possono essere lette in un'ottica femminista, o addirittura “post-femminista”: se è vero che le sue donne non sono animate da una carica rivoluzionaria è anche vero che sembrano non avere motivi per lottare. Non necessitano di combattere in quanto appaiono realizzate. Le donne rappresentate sono consapevoli e indipendenti, avendo trovato l'equilibrio e la ragion d'essere in se stesse, delicate ma decise.

 

Vera Lazzarini, 2012

Anna Gritti

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